ROMA – Ho conosciuto poche persone nella vita che, davanti a un grave torto subito, piuttosto che serbare rancore e meditare vendette, hanno offerto in silenzio la propria sofferenza per il bene degli altri e della comunità. Cosimo Bruno è tra essi.

Un gran signore, nella vita e nella professione, conosciuto e apprezzato in tutto il Paese non solo per essere stato, per 22 anni, consigliere nazionale dell’Ordine dei Giornalisti, autorevole esponente del sindacato e storico presidente del Circolo della Stampa Pollino-Sibaritide che, nella sua lunga gestione, ha ospitato tanti nomi illustri del giornalismo italiano, ma soprattutto per il suo essere un uomo vero.
Impeccabile, preciso e puntuale nella professione, umile, originale, ironico e passionale nella vita. La vita vera, quella fatta di volti, di cuori, di anime, di gioie e di dolori. Di grandi sorrisi per i successi ottenuti, ma soprattutto di dolorosi pianti che vergano il viso con lacrime vere.

Cosimo era uno di noi. Lo è stato per quasi 40 anni da insegnante di materie letterarie nelle scuole medie e superiori, lo è stato per tutti gli anni del sindacato unico dei giornalisti, lo è stato soprattutto quando, il 28 luglio 2022, con Lorenzo Del Boca e gli altri 61 promotori, abbiamo dato vita alla Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione, della quale Cosimo è stato fondatore e componente del Collegio nazionale dei Probiviri.
«Ormai sono vecchio e mi sono ritirato nella mia casa di campagna a Sibari», mi disse quando lo chiamai per comunicargli l’intenzione di porre fine, dopo 114 anni, all’anacronistico sindacato unico dei giornalisti.

Gli risposi che l’esperienza è saggezza e il valore dei padri è un patrimonio preziosissimo non solo da custodire con cura, per non cancellarne la memoria, ma da usare e valorizzare perché senza passato non esiste futuro. E il valore della storia e della memoria è fondamentale per scongiurare gli errori del passato, per affrontare il presente con un collaudato bagaglio di esperienza e per progettare il futuro senza pregiudizi e pregiudiziali di sorta.
Qualche istante di pausa e Cosimo, con la voce che anche al telefono riassumeva il dolce e compiaciuto sorriso che illuminava il suo volto, non esitò a dire subito sì. La stessa voce, sebbene molto più affaticata, con la quale, martedì scorso, con la lucidità e la determinazione che l’hanno sempre contraddistinto, mi ha chiamato per presentarmi telefonicamente un collega napoletano che aveva convinto a iscriversi alla Figec.

È stato il suo ultimo, appassionato e commovente contributo al nuovo sindacato dei giornalisti in cui ha creduto sin dalla prima ora.
Nell’esprimere i più sinceri sentimenti di affetto e gratitudine a Cosimo Bruno, collega, amico, fratello e compagno di mille battaglie, a nome della Figec Cisal, di Giornalisti Italia (il giornale che ha amato, incoraggiato e sostenuto sin dalla nascita) e di tutti gli amici e i colleghi che da tutta Italia continuano a esprimere sentimenti di vicinanza e di cordoglio, abbraccio forte la moglie Sissi, i figli Brunella e Nicola, i nipoti e la famiglia tutta.
Oggi che Cosimo ha attraversato la porta che dalla vita, dolce e generosa ma anche amara e miserabile, conduce alla Luce del Supremo, ci sentiamo tutti più soli. In realtà Cosimo continuerà a vivere con noi e in noi fino al giorno in cui ci ritroveremo insieme a lui.

Lascia la dimensione terrena un pezzo importante della nostra vita e della nostra storia ma, come avviene per tutti i grandi padri, l’amore, la passione e gli insegnamenti di Cosimo Bruno appartengono al patrimonio della memoria che nessuno riuscirà mai a cancellare. (giornalistitalia.it)
Carlo Parisi
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