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Figec Cisal: Il Tempo e Libero fanno giornalismo

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ROMA – La Figec Cisal si schiera al fianco dei quotidiani Il Tempo e Libero, destinatari di una lettera anonima firmata con una “A” cerchiata, «contro ogni tentativo di minaccia o peggio ancora di tentativo di condizionamento della libertà di stampa». Lettera recapitata, giovedì scorso, alla redazione romana de Il Tempo, contenente minacce di morte al direttore Tommaso Cerno, all’editore Giampaolo Angelucci, al vicepresidente Andrea Pasini e al direttore editoriale di Libero, Daniele Capezzone.
«Ai destinatari delle minacce e alle redazioni dei due quotidiani – affermano Carlo Parisi e Lorenzo Del Boca, segretario generale e presidente della Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione – la piena solidarietà del sindacato dei giornalisti per la grave intimidazione ricevuta dopo l’ennesima battaglia di civiltà condotta». Il sindacato dei giornalisti Figec Cisal ritiene, infatti, che «al di là della linea editoriale dei due giornali, che ognuno può o meno condividere, è inconcepibile e intollerabile quanto accaduto. Senza dimenticare che Il Tempo e Libero non sono altro che l’ultimo esempio di bavaglio che qualcuno tenta di imporre a chi svolge semplicemente e bene il proprio mestiere. Nessuno si illuda di poter fermare con una semplice lettera minatoria il processo di libertà di stampa che è alla base della nostra Costituzione e che va difeso in ogni maniera possibile».

La sede de Il Tempo a Piazza Colonna

La Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione si augura che «le forze dell’ordine e la magistratura accertino i fatti nella loro reale portata e possano individuare al più presto gli autori di questo ennesimo attacco alla società civile e alla libertà di pensiero. Chi ha firmato questo “attentato” deve pagare fino in fondo, perché mai come in questo momento il Paese e la stampa libera hanno bisogno di gesti esemplari e concreti. Ormai è in gioco la libertà della stampa che va difesa ad oltranza e oltre ogni limite possibile e immaginabile, nell’interesse non solo dei lettori ma del Paese tutto».

Giampaolo Angelucci

«Servi del potere morirete» è quanto nella missiva recapitata ieri nella storica sede del quotidiano Il Tempo, a Piazza Colonna, firmata con la classica “A” cerchiata degli anarchici.
All’interno di una busta affrancata, minacce di morte anonime vengono rivolte all’editore Giampaolo Angelucci, al vicepresidente Andrea Pasini, al direttore editoriale di Libero, Daniele Capezzone, e poi una foto con il direttore del Tempo, Tommaso Cerno, il vicedirettore del Giornale Osvaldo De Paolini e lo stesso Pasini.
A denunciare l’episodio è stato lo stesso Tommaso Cerno, che nell’editoriale di oggi – dal titolo “Non si può fermare Il Tempo” – scrive: «Ricevere una lettera di minacce di stampo anarchico contro Il Tempo e il nostro editore nel giorno in cui dopo 31 anni è stato finalmente sgomberato il Leoncavallo, centro sociale di Milano simbolo dell’illegalità perpetua a spese dei cittadini, non solo non ci fa paura ma è un segno che battersi per la libertà e la democrazia ti farà anche fare dei nemici ma sono la prova che sei sulla strada giusta».

Andrea Pasini

Tommaso Cerno, ospite poi al Tg4, aggiunge: «L’idea è che se qualcuno tiene una posizione libera, diversa da chi vuole in qualche modo con la violenza imporre un’unica visione del mondo, diventa un nemico. Abbiamo avuto tantissima solidarietà, bipartisan, dal premier Meloni al leader dei 5 Stelle Conte, che è oggetto – lui e il suo partito – d’inchieste del nostro giornale e che, nonostante questo, ha distinto tra quella che è la critica politica e quella che invece è la violenza che va espulsa dal sistema della democrazia e che deve essere condannata da tutti perché noi possiamo e dobbiamo discutere di idee diverse anche in maniera profondamente forte, ma togliere la minaccia, l’intimidazione e la violenza dal campo».
Tommaso Cerno non arretra di un solo millimetro nelle sue posizioni, e alla sua solita maniera, diretta e plateale, precisa: «Noi facciamo questo di mestiere, quindi prendiamo questa ennesima, tra l’altro, minaccia – perché in questo momento in cui bisogna dire solo certe cose noi ne diciamo di altre, siamo oggetto di insulti, di intimidazioni quasi quotidiani – come uno stimolo a fare meglio il nostro lavoro, e cioè a continuare a raccontare la verità. Io quando sento arrivare minacce e intimidazioni dico: “vedete ragazzi” ai miei giornalisti. “arrivano minacce e intimidazioni ma non arrivano smentite”. È quando non arrivano le smentite che abbiamo fatto bene il nostro lavoro».

Giorgia Meloni

Il direttore de Il Tempo ribadisce pubblicamente quello che da sempre spiega ai suoi redattori: «Quando qualcuno ha paura di te, chiunque esso sia, un fanatico qualunque, uno che si vuole dare delle arie, o una persona realmente pericolosa, vuol dire che hai toccato qualcosa di vero. E il nostro compito è dire la verità e ci occuperemo di farlo ancora».
In Piazza Colonna, in queste ore, centinaia e centinaia di attestazioni di solidarietà e di amicizia al direttore Tommaso Cerno e alla sua redazione, prime fra tutte quella del presidente del Consiglio, Giorgia Meloni: «Apprendo la notizia di una lettera di minacce di morte recapitata alla redazione del quotidiano Il Tempo, che sarebbe stata firmata da ambienti anarchici. In attesa delle verifiche necessarie da parte delle autorità competenti – precisa il Capo del Governo – desidero esprimere la mia solidarietà al direttore Tommaso Cerno e a tutta la redazione».
«Minacce di questo tipo – rimarca Giorgia Meloni – non sono solo ignobili, ma rappresentano un attacco diretto all’informazione e alla libertà di espressione. E non potranno mai piegare chi ha scelto di fare il proprio lavoro con coraggio e serietà».

Marina Calderone

Infine, il Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone, dopo aver «letto con sgomento la notizia delle minacce ai quotidiani Il Tempo e Libero» ha scritto «all’editore Giampaolo Angelucci e al vicepresidente Andrea Pasini, ai direttori Tommaso Cerno e Daniele Capezzone e alle redazioni» esprimendo la propria «totale solidarietà» e sottolineando che «la violenza, la minaccia e le intimidazioni ai giornalisti sono indegne di un Paese che pone la libera informazione e la libertà di espressione tra i fondamenti della propria democrazia» (giornalistitalia.it)

Pino Nano

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