ROMA – Fresco di stampa, l’ultimo libro di Bruno Vespa “Finimondo. Come Hitler e Mussolini cambiarono la Storia. E come Trump la sta riscrivendo” è già un evento editoriale registrando un record di vendite. Edito da Rai Libri e Mondadori Editore (468 pagine, 22 euro), è stato presentato al Tempio di Adriano a Roma e dedicato – ha dichiarato lo stesso Bruno Vespa – «al nipotino Tommaso Stefano che è il mio futuro».

Parterre come sempre, delle grandi occasioni, Vespa rimane Vespa e non si discute, e a parlarne con lui al Tempio di Adriano, nel cuore della Capitale, coordinati da Massimo Franco ci sono il ministro degli esteri Antonio Tajani, e il leader di Azione, Carlo Calenda, scelta questa non casuale perché l’ipotesi di un riavvicinamento al centrodestra dell’ex ministro circola da un bel po’.
In platea c’era anche il direttore di Giornalisti Italia, Carlo Parisi, segretario generale della Figec-Cisal, ricordando che il 30 novembre 2023, in occasione della presentazione di Unirai, all’Auditorium Due Pini di Roma, c’era anche Bruno Vespa che ha aderito idealmente al nuovo sindacato interno della Rai sottolineando che «l’Usigrai è la Cgil dei giornalisti. La Cisl si è staccata dalla Cgil nel 1950. Forse è ora di fare la stessa cosa. Speriamo che siate tanti. È il momento giusto, è il momento di raccogliere molte forze e il mio augurio è crescete e moltiplicatevi».

«Il dipartimento Unirai della Figec-Cisal guidato da Francesco Palese – ricorda Carlo Parisi – a distanza di due anni è una realtà consolidata all’interno della Rai e quella testimonianza, assieme a quella di tanti colleghi e tanti esponenti politici di tutti i partiti, dimostra che il pluralismo è un valore che va esaltato e difeso senza eccezioni di sorta. Del resto, Bruno Vespa – sottolinea Parisi – è un esempio di pluralismo radicale da sempre al servizio dell’informazione corretta e trasparente e la nascita di Figec dopo 114 anni di sindacato unico dei giornalisti in Italia e di Unirai dopo 40 anni di sindacato interno unico in Rai rappresenta la fine di un mondo, “un finimondo”».
Ma veniamo al libro. «Finimondo” – spiega Bruno Vespa – è un titolo che ho scelto perché nel libro parlo di due “finimondi”: quello della Seconda guerra mondiale che distrusse l’Europa e quello del presidente degli Usa, Donald Trump, che sta ricostruendo in quattro e quattr’otto il nuovo ordine mondiale».

Si passa, dunque, dalla morte di Hitler e Mussolini, con largo spazio anche alle figure femminili di Claretta Petacci e di Eva Braun che decisero di seguire i loro uomini, fino all’ultimo, a Trump, anche qui sempre con le mogli, Ivana e Melania, che hanno accompagnato la sua carriera politica.

Il libro racconta in realtà il passaggio da un “finimondo” all’altro, dall’orrenda conclusione della seconda guerra mondiale, «con la morte violenta e quasi simultanea di Hitler e Mussolini, all’inatteso sconvolgimento dell’ordine mondiale per opera di Donald Trump».
«Mai – afferma Vespa – dal 1945 l’Europa si è sentita così intrappolata dalla fine dell’atlantismo, decisa per decreto dal presidente americano, e dalla crescente aggressività russa in Ucraina e nell’Europa dell’Est, nella sostanziale indifferenza degli Stati Uniti».
Vespa racconta Trump a tratti con grande enfasi, «perché in realtà esercitando con brutalità la supremazia economica, diplomatica e militare, Trump è riuscito a imporre una tregua a Gaza dopo due anni di massacri compiuti da Israele in risposta all’orribile strage del 7 ottobre 2023 per mano dei terroristi di Hamas», ma a tratti anche con un pizzico di giustificata diffidenza.

«Trump – alla cui biografia Bruno Vespa dedica un denso capitolo – con una raffica di decreti esecutivi ha sconvolto immediatamente la vita politica e sociale statunitense e, con una guerra dei dazi che non conosce soste, la stessa stabilità commerciale dell’Europa».
«Il presidente americano – scrive Vespa – subisce il fascino del nuovo zar e, nel vertice dell’agosto 2025 ad Anchorage, in Alaska, lo ha riportato all’onore del mondo. Poi, con una sana brutalità che nessun altro avrebbe potuto consentirsi, è riuscito a imporre al primo ministro israeliano Netanyahu e ai dirigenti di Hamas una difficilissima tregua, seguita dall’ordine, ancora più importante e clamoroso, a Israele di non annettere la Cisgiordania, passo essenziale per la creazione di due Stati per due popoli. Visto che sei così bravo, gli ha detto Zelensky, perché non imponi anche a Putin la tregua in Ucraina senza donargli tutto?».

E qui Vespa riscopre la sua grande capacità di analisi politica, non solo politica italiana ma ormai anche quella internazionale, e racconta da par suo, in maniera davvero magistrale, come «i mutamenti di opinione di Trump sono talmente repentini che nemmeno un quotidiano riesce a stargli dietro, figuriamoci un libro».
Ma, mentre alla fine di ottobre 2025 abbiamo chiuso il nostro progetto editoriale – sottolinea Vespa – «il rifiuto improvviso di incontrare di nuovo Putin e le sanzioni petrolifere inflitte alla Russia hanno sorprendentemente coinvolto la Cina e l’India, e potrebbero risultare decisive per indurre il dittatore russo alla ragionevolezza».
Ma non poteva mancare in un libro di Bruno Vespa il riferimento all’attualità italiana più stringente, con una premier come Giorgia Meloni che è diventata, nei fatti, una delle grandi protagoniste della politica mondiale e che colloquia a tu per tu con lo stesso Trump come se i due si conoscessero da sempre.

Giorgia Meloni – racconta Bruno Vespa – ha festeggiato il terzo anno di governo (il terzo più longevo della nostra Repubblica) mantenendosi ancorata alla tradizione europeista, pur facendo da interlocutrice privilegiata nei rapporti con Trump e «i suoi crescenti consensi garantiscono all’esecutivo una stabilità curiosamente unica in Europa, visto che i suoi due partner principali, Antonio Tajani e Matteo Salvini, che qui raccontano le loro diverse strategie, nonostante le forti differenze di vedute in campo internazionale non sfiorano mai il punto di rottura».
In cambio della sua narrazione, e del modo affabile e avvolgente con cui Bruno Vespa presenta il suo ultimo lavoro, la platea del Tempio di Adriani gli riserva applausi ripetuti e a scena aperta, per la gioia anche di sua moglie, il magistrato Augusta Iannini – già capo dell’ufficio legislativo del Ministero della giustizia e già membro dell’Autorità Garante della Privacy – che lo segue sempre.

Nessuno ci crederebbe, eppure Giorgia Meloni confida a Bruno Vespa retroscena familiari legati alla lunga permanenza a Palazzo Chigi, i dialoghi di Giorgia con la sua bambina, i trascorsi romantici della madre, i frequentissimi incontri con Trump, i contrasti con Elly Schlein, la battaglia per il referendum sulla separazione delle carriere dei magistrati, vero punto di partenza della campagna elettorale per le elezioni del 2027. E tutto questo mentre Guido Crosetto gli spiega perché la sconfitta dell’Ucraina porterebbe l’Europa virtualmente in guerra con la Russia.
Con Elly Schlein, molto critica sull’attuale governo, Vespa invece riflette sulla «progressiva radicalizzazione del Pd, contestata dalla minoranza riformista interna», e con Giuseppe Conte su un Campo che sarà “largo” soltanto dopo un’intesa all’immediata vigilia delle elezioni politiche. Mai un libro è stato così aderente all’attualità di questi mesi e di queste ultime settimane politiche.

Nell’ampia parte storica del libro, invece, che è la parte iniziale, il vecchio giornalista della Rai racconta la drammatica inversione dei rapporti tra Hitler e Mussolini a partire dal 1938, quando con il “patto d’acciaio” il Duce si mise totalmente nelle mani del Führer, seguendolo nella rovinosa campagna di Russia. E questo fino ai suoi ultimi giorni di vita, tradito dai tedeschi che lo consegnarono ai partigiani di Dongo.
Davvero bellissima, per esempio, la descrizione che Bruno Vespa ci regala della Roma di Mussolini che si prepara a ricevere la visita del Fuhrer: «Nelle sue memorie, Paul Schmidt, il giovane interprete poliglotta al seguito di Hitler, ricorda di essere rimasto molto impressionato dall’indescrivibile accoglienza» riservata al Führer: “Per l’occasione era stata costruita una stazione speciale.

Splendide carrozze a quattro cavalli ci condussero in citta … Procedemmo davanti a grandi fontane illuminate, per l’antica via dei Trionfi che corre accanto al Palatino».
Ma la vera chicca di questo saggio è ancora un’altra ed è fatta di pagine intense interamente dedicate ai rapporti dei due dittatori con le loro amanti, Eva Braun e Claretta Petacci, «fatti di insospettabili tenerezze e acute gelosie, in un tragico crescendo culminato nella decisione comune di morire accanto ai loro uomini».
Non si discute, Vespa è Vespa, e ricordo che lo era già anche 45 anni fa quando lui al Tg1 era ancora “uno dei tanti”, ma già allora si percepiva questo suo straordinario carisma professionale che lo avrebbe poi consacrato di fatto – per intere generazioni, come la mia per esempio – un vero maestro di giornalismo, non solo televisivo. Io lo ammiro da allora. (giornalistitalia.it)
Pino Nano

CHI È BRUNO VESPA
Nato a L’Aquila il 27 maggio 1944, Bruno Vespa ha cominciato a 16 anni il lavoro di giornalista. Laureato in Giurisprudenza con una tesi sul diritto di cronaca, giornalista professionista iscritto all’Ordine del Lazio dal 28 maggio 1965, nel 1968 si è classificato al primo posto nel concorso come cronista radiofonico che lo ha portato alla Rai.

Dal 1990 al 1993 ha diretto il Tg1. Dal 1996 la sua trasmissione “Porta a Porta” è il programma di politica, attualità e costume più seguito.
Per la prima volta nella storia, vi è intervenuto un papa, Giovanni Paolo II, con una telefonata in diretta. I suoi “Cinque Minuti” dopo il Tg1 delle 20 sono l’informativo più ascoltato della televisione italiana. Ha vinto tutti i principali premi giornalistici italiani.
Non ancora maggiorenne cominciò a scrivere di sport per il quotidiano Il Tempo, entrando a 18 anni in Rai come cronista radiofonico e rimanendovi a tempo indeterminato dopo aver vinto un concorso nazionale per radio telecronisti. La sua scalata ai vertici del Tg1 iniziò nel 1976 come inviato, toccando il massimo traguardo dal 1990 al 1993 con la carica di direttore del telegiornale.

Dopo aver portato nelle case degli italiani i principali fatti di cronaca nazionale, dalla strage di Piazza Fontana al ritrovamento del cadavere di Aldo Moro, nel 1996 passò al talk show con la conduzione di Porta a Porta, confermatosi nel tempo il principale “salotto” televisivo per politici e personaggi famosi.

È sposato dal 1975 con il magistrato Augusta Iannini, già capo dell’ufficio legislativo del Ministero della giustizia e già membro dell’Autorità Garante della Privacy, da cui ha avuto i figli Federico, ex giornalista di Rtl 102.5 e Alessandro, avvocato d’affari.

Premiato tre volte con il “Saint Vincent” per la carriera in Tv, è autore di saggi di grande successo. Con Mondadori ha pubblicato: Storia d’Italia da Mussolini a Berlusconi, Vincitori e vinti, L’Italia spezzata, Viaggio in un’Italia diversa, Il Palazzo e la piazza, Italiani voltagabbana, Soli al comando, Rivoluzione, Perché l’Italia diventò fascista, Perché l’Italia amò Mussolini, Perché Mussolini rovinò l’Italia, La grande tempesta e Il rancore e la speranza. Con Rai Libri ha pubblicato: Luna (2019), Bellissime! (2020), Quirinale (2021) e Donne al potere (2022). (giornalistitalia.it)

