CHIETI – Ambiente, informazione e qualità della vita. In occasione della Giornata internazionale della felicità, celebrata al Museo Costantino Barbella di Chieti, è su questo intreccio che si è sviluppato il confronto sul ruolo del giornalismo nella costruzione di una consapevolezza diffusa sui temi ambientali e sociali.

L’occasione è stata offerta dal corso di alta formazione organizzato dall’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo in collaborazione con Figec, Associazione Consumatori Contribuenti Abruzzo, Comune di Chieti, Ucsi e Unirai Figec sul tema “La cura dell’ambiente come chiave della felicità, giornata internazionale Onu: codice deontologico Odg su informazione e ambiente”.

Dopo i saluti istituzionali dei sindaci di Chieti e Pizzoferrato, Diego Ferrara e Palmerino Fagnilli, il dibattito è entrato nel vivo con l’intervento di Marina Marinucci (presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo).

Marinucci ha richiamato il dato del World Happiness Report 2026: l’Italia si colloca al 38° posto, in lieve miglioramento rispetto all’anno precedente, ma ancora distante dai livelli più alti. Un indicatore che diventa chiave di lettura del rapporto tra benessere, ambiente e qualità dell’informazione.

Su un piano più culturale si è mosso Donato Fioriti (consigliere nazionale e fiduciario Figec di Chieti), che ha richiamato la “ricetta della felicità” di Epicuro, indicando nella misura, nei bisogni essenziali e nel rapporto con la natura gli elementi fondanti di un equilibrio possibile, anche nel modo di raccontare l’ambiente.

E sulla cultura si è soffermato anche Ugo Iezzi (dirigente Figec di Chieti), che ha richiamato l’attenzione sulla necessità di recuperare i valori storici della tradizione fondati sul rispetto dell’ambiente.

Corrado Cassani (presidente Ucsi Abruzzo), dal canto suo ha posto al centro del suo intervento il concetto di “ecologia integrale”. «Non possiamo più pensare all’ambiente come qualcosa di separato dalla vita delle persone, dall’economia e dalle relazioni sociali. Tutto è connesso», ha sottolineato richiamando la necessità di un’informazione capace non solo di evidenziare le criticità, ma anche di valorizzare percorsi di cambiamento e buone pratiche.
«Raccontare l’ambiente significa contribuire a costruire un futuro comune». A rafforzare questa visione è intervenuto Oscar Buonamano (consigliere nazionale Figec e Odg), che ha riportato l’attenzione sul valore identitario e culturale dei luoghi, spingendo la riflessione su un piano più ampio, tra ambiente, comunità e costruzione della felicità.

Richiamando le radici di Pino Daniele nel centro storico di Napoli, ha evidenziato come i contesti urbani non siano semplici scenari ma spazi vivi, capaci di orientare percorsi personali e collettivi.

Buonamano ha, quindi, illustrato il nuovo codice deontologico dei giornalisti, composto da 38 articoli. Un aggiornamento significativo che recepisce i cambiamenti tecnologici e sociali, con particolare attenzione all’uso dell’intelligenza artificiale, rafforzando al tempo stesso il ruolo etico del giornalista.

Nel corso dell’incontro era previsto anche l’intervento di Stefano Pallotta (consigliere nazionale Figec e Odg), assente per motivi personali, mentre Angela Trentini (coordinatrice della commissione nazionale Tgr Unirai Figec) ha posto l’accento sul giornalismo sociale e sugli aspetti etici della professione che non possono prescindere dal rispetto delle regole e del codice deontologico.
Le conclusioni sono state affidate a Carlo Parisi (direttore di Giornalisti Italia e segretario generale della Figec-Cisal), che ha riportato al centro dell’attenzione il senso più profondo della professione, tra crisi del giornalismo e trasformazioni tecnologiche. «Parlare di felicità e di ambiente oggi – ha osservato – sembra quasi fuori moda, eppure sono temi che racchiudono questioni fondamentali che tendiamo a ignorare».

Nel suo intervento, Parisi ha richiamato con forza il tema dell’intelligenza artificiale, evidenziandone limiti e opportunità: uno strumento potente, ma privo della capacità creativa e critica propria del giornalista.
Il segretario generale della Figec ha, inoltre, evidenziato come la rete sia oggi concentrata nelle mani di pochi grandi operatori globali – il cosiddetto Gafam – che, con la dittatura dell’algoritmo, governano l’indicizzazione e la circolazione delle notizie.

Accanto al tema tecnologico, Carlo Parisi ha posto l’accento sulla crisi strutturale della professione, richiamando il ridimensionamento del lavoro giornalistico e il passaggio della gestione previdenziale principale dall’Inpgi all’Inps come segnali di un sistema che ha progressivamente perso sostenibilità.
«Se la gente non legge più i giornali e non crede più nella televisione, forse è anche perché abbiamo perso l’abitudine di ascoltare la gente e consumare le suole delle scarpe per andare a cercare le notizie e, soprattutto, verificarle alla fonte».
Il messaggio finale di Carlo Parisi è netto: recuperare il contatto con la realtà osservando e analizzando quello che ci circonda senza cedere alla continua proiezione nel virtuale. Internet ha trasformato la società da reale a virtuale e, se viviamo nel virtuale, non possiamo sorprenderci degli effetti e dei risultati. In un mondo sempre più governato da algoritmi e piattaforme globali, il giornalismo può continuare a esistere solo se recupera la propria funzione originaria: mettere al centro l’uomo, interpretare la realtà e restituirla con senso critico garantendo, così, un’informazione professionale di qualità». (giornalistitalia.it)
Pierantonio Lutrelli
