Sergio Mattarella
ROMA – Una cosa che non ci si aspettava ieri sera dal Presidente della Repubblica, nel suo tradizionale messaggio di fine d’anno al Paese, è stato il riferimento all’Intelligenza Artificiale. Invece è stato uno dei passaggi cruciali del discorso di Sergio Mattarella.
Quanto basta, insomma, per intuire che siamo di fronte ad un fenomeno sociale di grandissima portata sociale, e non solo.
«Ci troviamo nel mezzo di quello che verrà ricordato come il grande balzo storico dell’inizio del terzo millennio. Dobbiamo fare in modo – aggiunge Mattarella – che la rivoluzione che stiamo vivendo resti umana. Cioè, iscritta dentro quella tradizione di civiltà che vede, nella persona – e nella sua dignità – il pilastro irrinunciabile».
Come dire? Attenti a quanto sta accadendo sotto gli occhi di tutti noi, perché un uso improprio dell’intelligenza artificiale potrebbe essere deleterio per il mondo.
Per la prima volta nella storia, un Presidente della Repubblica, pur riconoscendo il valore aggiunto che l’Intelligenza Artificiale potrà dare alla vita di milioni di persone nel mondo, punta l’indice contro un fenomeno che sta crescendo nella nostra vita comune e che potrebbe diventare devastante soprattutto per il mondo del lavoro.
È chiaro – Mattarella ne è perfettamente cosciente – che «questo non può indurre a rifiutare di accogliere le nuove condizioni tecnologiche e le opportunità che esse offrono ma porrà, con sempre maggior forza, l’esigenza di riqualificare e ricollocare i lavoratori dei settori in contrazione».
Un grido d’allarme destinato a restare inascoltato? Questo lo vedremo nei prossimi mesi e nei prossimi anni, ma temiamo che sia un processo già avviato e assolutamente inarrestabile.
Iconico il passaggio finale che Mattarella dedica al tema dell’uso dell’Intelligenza Artificiale, e che tutti dovremmo fare nostro: «Attraverso un uso distorto della tecnologia si riesce, già oggi, ad alterare, in maniera difficilmente avvertibile, dichiarazioni, video, filmati, isolando frasi, rimontando abusivamente. Con l’intelligenza artificiale è possibile produrre scenari virtuali apparentemente credibili ma totalmente ingannevoli». Come si fa a non dargli ragione.
«È concreto – spiega Mattarella – il rischio di trovarsi in futuro a vivere in dimensioni parallele, in cui realtà e verità non siano distinguibili dalla falsità e dalla manipolazione: ne risulterebbe travolto lo spirito critico. E, con esso, la libertà che si trova alla base dei diritti di ciascuno».
Come se ne esce? Chi può evitare il peggio? Non ha nessun dubbio il Capo dello Stato, e non consente neanche a sè stesso nessuna mediazione. Anzi, con l’indice puntato contro l’uso distorto dell’AI, Sergio Mattarella aggiunge: «Il fenomeno deve essere, pertanto, regolato, necessariamente e urgentemente, nell’interesse – ripeto – delle persone, dei cittadini, ma sappiamo che questa esigenza fondamentale incontra difficoltà a causa delle dimensioni e del potere di condizionamento degli operatori del settore. La cui presunzione di divenire protagonisti che dettano le regole, anziché essere destinatari di regolamentazione, si è già manifestata in più occasioni».
Il sasso nello stagno Sergio Mattarella lo ha lanciato. Ma forse ha ragione proprio lui: «Qui sono in gioco i presupposti della sovranità dei cittadini».
Grazie Presidente, grazie da tutti noi. (giornalistitalia.it)
Pino Nano
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