Lorenzo Del Boca e Carlo Parisi
ROMA – La Giunta esecutiva Federazione Italiana Giornalismo Editoria Comunicazione chiude il 2025 con le nomine dei nuovi consiglieri nazionali e dei fiduciari territoriali che, con grande entusiasmo, hanno deciso di impegnarsi nel nuovo sindacato dei giornalisti e degli operatori dell’informazione e della comunicazione.
Questi, invece, i nuovi fiduciari provinciali: Renato D’Argenio (Udine), Enrico Romagnoli (Aosta), Filippo Rosace (Bolzano), Marta Rosati (Terni), Monica Surace (Campobasso), Clara Varano (Catanzaro). Vice fiduciari: Franco Arcidiaco (Reggio Calabria), Rossella Mancusi (Matera), Roberta Nardacchione (Potenza) e Iole Perito Pileria (Cosenza).
«Sedici stimati e valorosi colleghi, in maggioranza donne – sottolineano Carlo Parisi e Lorenzo Del Boca – che, nel 2026, daranno ulteriore linfa vitale al sindacato che entra nel suo quarto anno di attività con un importante bagaglio di riconoscimenti istituzionali, ma soprattutto con il crescente numero di colleghi che, sempre più numerosi, accordano la loro fiducia alla Figec federata Cisal».
«Ci lasciamo alle spalle – affermano il segretario generale Carlo Parisi e il presidente Lorenzo Del Boca – un 2025 triste dal punto di vista umano, soprattutto per la scomparsa di tre illustri colleghi, ma ancor più grandi amici: i consiglieri nazionali Mario Nanni e Franco Calabrò e il componente del Collegio nazionale dei probiviri Cosimo Bruno.
Qualcun altro, per motivi personali o professionali, ha gettato la spugna, ma la vita è fatta così. Tutti siamo utili, ma nessuno di noi è indispensabile. L’importante è essere onesti con se stessi e con gli altri, per contribuire a dare una mano ai colleghi in difficoltà, soprattutto a chi un lavoro non ce l’ha, rischia di perderlo o è costretto a lavorare in condizioni di precarietà o inaccettabile sfruttamento».
Di strada la Figec ne ha fatta. Dal riconoscimento del Tar del Lazio, che ha equiparato a tutti gli effetti la Figec-Cisal alla Fnsi che, quindi, non ha più l’esclusiva nell’Inpgi, alla storica sentenza della Corte costituzionale che ha stabilito che il diritto di costituire rappresentanze sindacali aziendali (RSA) spetta non solo alle organizzazioni firmatarie dei contratti collettivi, ma anche alle associazioni sindacali comparativamente più rappresentative sul piano nazionale. Nella motivazione della sentenza n. 156, l’Alta Corte ha ricordato che il 24 dicembre scorso era stata depositata l’opinione “Amicus Curiae” della Figec che, come sindacato dei giornalisti e comunicatori di nuova istituzione, aveva chiesto di valutare l’art. 19 dello Statuto dei lavoratori.
Valutarlo anche «nella parte in cui non si riconosce la rappresentatività in favore di sindacati di recente nascita che, pur non avendo potuto sottoscrivere i precedenti contratti di lavoro perché all’epoca non erano stati ancora costituiti, abbiano comunque ampiamente dimostrato di possedere tutti i requisiti di legge per il loro riconoscimento ufficiale in base al numero degli iscritti e alla loro presenza in azienda e nel territorio». Opinione, va ricordato, ammessa il 29 luglio scorso con decreto del Presidente della Consulta, Giovanni Amoroso.
Tre anni di intenso lavoro, insomma, nei quali la Figec-Cisal ha incontrato centinaia di colleghi e soggetti istituzionali (ministri, sottosegretari, presidenti di Regione e di Provincia, sindaci, prefetti, questori, magistrati) illustrando programmi e progetti, concordando importanti strategie comuni in materia di diritti e di tutele per il mondo dell’informazione e della cultura tutta e fatto indire o rettificare bandi di concorso nella Pubblica Amministrazione.
«Abbiamo collaborato con numerosi Ordini e associazioni professionali sottoscrivendo – ricordano Del Boca e Parisi – importanti intese in materia di comunicazione; organizzato decine di corsi per giornalisti e professionisti di altre categorie perché riteniamo che l’alta formazione, quella vera, sia l’unica garanzia di crescita per chi crede seriamente nell’informazione professionale di qualità e non vuole sentirsi un pesce fuor d’acqua in un mondo in continua evoluzione».
«Il 16 dicembre 2023 – ricordano ancora Del Boca e Parisi – abbiamo istituito il Dipartimento Unirai-Figec-Cisal che, grazie al segretario Francesco Palese, al Consiglio direttivo e all’entusiasmo di tutti i Liberi Giornalisti Rai, in pochi mesi ha superato i 400 iscritti.
Con il protocollo firmato il 17 dicembre scorso, ottenuto il pieno riconoscimento dall’azienda e la piena agibilità sindacale come sindacato significativamente rappresentativo sul territorio nazionale dei giornalisti nell’azienda concessionaria in esclusiva del servizio pubblico radiofonico e televisivo in Italia. Un ulteriore traguardo storico per il pluralismo e la fine del monopolio sindacale anche nella categoria dei giornalisti Rai».
Ed ancora, dal 5 giugno scorso, l’inserimento a pieno titolo della Figec quale nuovo componente dell’organismo permanente del “Centro di coordinamento per le attività di monitoraggio, analisi e scambio permanente di informazioni sul fenomeno degli atti intimidatori nei confronti dei giornalisti”, presieduto dal ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi, al pari del Consiglio Nazionale dell’Ordine dei Giornalisti e della Fnsi, previsti nel 2017 all’epoca della sua istituzione.
Insomma, evidenziano Carlo Parisi e Lorenzo Del Boca, «un grande e intenso lavoro senza un centesimo di contributi economici da parte di chicchessia. Senza stipendi o gettoni di presenza, ma con la genuina passione dei tanti colleghi che, con convinzione, hanno voluto mettere al servizio di tutti il patrimonio di esperienza e di idee per credere ancora nel giornalismo professionale di qualità e in tutte le professioni legate al mondo dell’informazione, della comunicazione, dell’arte e della cultura che creano lavoro serio, pulito e dignitoso».
«L’unico collante che ci ha unito – concludono Del Boca e Parisi formulando a nome della Figec, i migliori auguri di un sereno 2026 – è il rispetto della persona e della dignità di tutti, il non girarsi dall’altra parte, il credere veramente nel valore e nel merito e, soprattutto, l’attenzione a non calpestare i sogni e le speranze delle persone perbene mortificandone la dignità personale e professionale». (giornalistitalia.it)
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