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La Gazzetta del Mezzogiorno in sciopero

Non esce contro il licenziamento di 47 giornalisti e 26 poligrafici. Appello Figec Cisal

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Mimmo Mazza (direttore della Gazzetta del Mezzogiorno) e Giuseppe Mazzarino (fiduciario Figec Cisal della Puglia e componente della Giunta esecutiva)

BARI – La Gazzetta del Mezzogiorno, storico quotidiano di riferimento di Puglia e Basilicata (136 anni di vita), tornata in edicola nel febbraio del 2022 dopo una lunga chiusura (iniziata nell’agosto 2021) causata da vicissitudini del precedente editore e dal fallimento, domani, domenica 29 ottobre, non sarà in edicola per lo sciopero proclamato unitariamente dall’assemblea dei giornalisti e dai poligrafici.
È la risposta dei lavoratori all’avvio da parte della società editrice del giornale, Edime srl, delle procedure per il licenziamento collettivo di 47 giornalisti (su 77, a vario titolo contrattualizzati, alcuni dei quali, tutti gli articoli 2 e 12, da tempo in cassa integrazione a zero ore) e 26 poligrafici (su 34, che a fine anno diverranno 32).
Il ritorno in edicola era stato accompagnato anche dalla riapertura delle sedi decentrate e delle edizioni locali, storico punto di forza della Gazzetta, che prima Ciancio, poi la gestione commissariale avevano soppresso. La Gazzetta tornava quindi a pubblicare, insieme con l’edizione di Bari, quella di Foggia, quella della BAT (Barletta – Andria – Trani), quella di Taranto, quella del Salento (province di Lecce e Brindisi) e quella di Basilicata. Al radicamento sul territorio non è però seguito il previsto aumento della diffusione, che anzi, nonostante gli sforzi dei superstiti redattori (diminuiti, anche in corso d’opera, causa prepensionamenti, e con qualche dimissione volontaria, da 89 a 77), del direttore Oscar Iarussi, intellettuale di rango europeo, da poco in pensione e sostituito dal suo vice Mimmo Mazza, autentico uomo-macchina e grande organizzatore, ha seguito il trend nazionale e si è ridotta rispetto alle circa 9mila copie prima delle crisi a circa 5.500. Ed anche il gettito pubblicitario è stato inferiore alle attese, mentre i costi di materie prime ed energia, anche a causa della guerra in Ucraina, hanno subito una impennata.

La redazione della Gazzetta del Mezzogiorno

Gli editori (che sono col 50% a testa la Ecologica del gruppo Miccolis e la Cisa del gruppo Albanese) dichiarano per l’anno fiscale 2022 una perdita di circa 4.300.000 euro, e stimano in oltre 53mila euro mensili le perdite causate dalle edizioni locali del quotidiano (retribuzioni, in primo luogo; poi affitti, utenze e spese varie di gestione delle sedi).
La soluzione immaginata unilateralmente dagli editori, però, in luogo di schiudere prospettive di rilancio per la più importante e radicata voce di due regioni chiave del Mezzogiorno, la Puglia e la Basilicata, è una strage di giornalisti e poligrafici, con la trasformazione della Gazzetta del Mezzogiorno da grande quotidiano interregionale, sia pure in crisi di vendite di copie cartacee, in un foglio locale della sola area barese. E quindi, oltre ad impoverire drammaticamente il panorama dell’informazione in Puglia e Basilicata, area di Bari compresa, dove la concorrenza delle edizioni baresi dei grandi quotidiani nazionali Corriere della Sera-Corriere del Mezzogiorno e Repubblica si rafforzerebbe, il risparmio ottenuto dall’Edime massacrando i giornalisti e i poligrafici si trasformerebbe in poco tempo nel prologo del definitivo tracollo.

In Basilicata

Intendiamoci, come anche l’assemblea dei giornalisti ed i poligrafici hanno ribadito, la crisi esiste ed è drammatica. Ma la soluzione non può consistere in un “tutti a casa” che colpisca drammaticamente un così alto numero di lavoratori, quasi tutti molto lontani da qualsiasi ipotesi di pensione, e distrugga l’informazione locale radicata sul territorio.
Fra cassa interazione a rotazione (per non dire di quelli a zero ore, peraltro i più deboli) e solidarietà, i giornalisti rimasti hanno già pagato un prezzo altissimo. Non possono essere ulteriormente penalizzati.
L’informazione è un segmento doppiamente strategico dell’attività produttiva. È ora, per esempio, che governo e parlamento se ne facciano carico. Proprio in Puglia c’è il precedente della siderurgia: di proroga in proroga, ci sono lavoratori in cassa integrazione da 12 anni. Una estensione oltre gli attuali, ristretti limiti della cassa integrazione tamponerebbe, perlomeno, il disastro occupazionale e di autentica sopravvivenza di molti lavoratori, accompagnandone alcuni ad un possibile prepensionamento.
Occorre poi attuare un piano concreto di sostegno, non parassitario, all’editoria e, in generale, alle imprese che producono informazione e che hanno dipendenti contrattualizzati a tempo indeterminato. E nel frattempo vanno ricalibrati gli ammortizzatori sociali. Quanto agli editori, non possono scaricare responsabilità e costi solo sui lavoratori.
Figec Cisal, sindacato unitario dei giornalisti e di tutti gli operatori dell’informazione, è al fianco dei giornalisti della Gazzetta del Mezzogiorno, comunque contrattualizzati o collaboratori “a pezzo”, e dei lavoratori poligrafici, disponibile a realizzare iniziative comuni di lotta, e chiede intanto all’Edime srl il ritiro della procedura di licenziamento collettivo e l’avvio di serie trattative con tutte le organizzazioni sindacali dei giornalisti e dei poligrafici. (giornalistitalia.it)

Giuseppe Mazzarino

 

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