ROMA – È morto Salvo Buzzanca, firma storica del giornalismo italiano e stimato professionista della comunicazione d’impresa e istituzionale. Nato a Palermo il 25 febbraio 1955, ma romano d’adozione, giornalista pubblicista iscritto all’Ordine del Lazio dal 27 febbraio 1984, viveva da tempo ai Castelli Romani.

Si è spento lasciando il ricordo di un uomo ironico, colto, appassionato d’arte (con una predilezione per Edward Hopper e Jack Vettriano) e dotato di una rara e trascinante umanità. Fratello minore del celebre attore Lando, scomparso nel 2022, Salvo Buzzanca aveva costruito una carriera brillante e indipendente, legando per quasi il suo nome alla guida delle relazioni con i media e della comunicazione di Acea. È stato anche capo ufficio stampa alla Presidenza del Consiglio dei Ministri.
Il suo percorso professionale ha attraversato quarant’anni di informazione italiana: prima di approdare con successo alla comunicazione d’impresa, Buzzanca ha collaborato con importanti testate nazionali come Radio RaiTre, Paese Sera, Il Tempo, L’Avanti e Il Giornale e durante un periodo di permanenza a Londra con la Bbc. Ha pubblicato: “Dobbiamo festeggiare” (Francesco Tozzuolo Editore, 2023) e “All’ombra del carrubo” (The Wall Edizioni, 2025).

Nato un una famiglia numerosa, composta dai genitori e otto figli, Salvo era molto legato al fratello Lando Buzzanca, ma non ha mai voluto approfittare della notorietà del fratello.

In un’intervista al Corriere della Sera ha, infatti, dichiarato: «Ho rifiutato ogni aiuto da Lando perché se non lo sai fare, il giornalista, alla fine non c’è raccomandazione che tenga. Ho fatto il galoppino, avanti e indietro dal Parlamento a una piccola agenzia di stampa per imparare il mestiere».
Profondo cordoglio per la scomparsa di Salvo Buzzanca viene espresso dal segretario generale della Figec, Carlo Parisi, il quale ricorda che «Salvo aveva salutato con grande entusiasmo la nascita del nuovi sindacato dei giornalisti offrendo importanti spunti in materia di politica sindacale sottolineando la necessità di tornare a stare vicini ai colleghi, soprattutto nei momenti di grande difficoltà». (figec.it)
