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Pensioni giornalisti: scatta il maxi conguaglio

Figec Cisal scrive al commissario Gelera: “Vicenda surreale che impone chiarezza”

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Pierluigi Roesler Franz, componente Giunta esecutiva Figec Cisal e fiduciario per il Lazio

ROMA – Rilevante ed imprevisto conguaglio fiscale Irpef “monstre” con conseguente taglio delle pensioni di novembre INPS (ex INPGI) per gran parte dei giornalisti da oggi in pagamento in banca e alla posta.
Oggi, con loro vivissima sorpresa e senza neppure sapere il perché, molti dei circa 10 mila giornalisti e/o loro vedove o vedovi, residenti in Italia, titolari di pensioni INPS (ex INPGI 1) hanno, purtroppo, incassato meno soldi in banca o alla posta nel cedolino di novembre rispetto a un mese fa. È la diretta conseguenza di un inatteso conguaglio “monstre” della tassazione d’imposta IRPEF. Ma nessuno era stato preventivamente e dettagliatamente informato e con largo anticipo dall’ente previdenziale di Stato di questo improprio “prelievo forzoso” fiscale. Per di più questa rilevante trattenuta IRPEF non ha riguardato l’intera categoria dei giornalisti pensionati residenti in Italia ma, stranamente, solo una gran parte di essi. Infatti, parecchi colleghi non hanno subito alcun taglio della pensione INPS rispetto al cedolino di ottobre 2023.
La Figec (Federazione Italiana Giornalismo, Editoria, Comunicazione), nuovo sindacato dei giornalisti e di tutti gli operatori dell’informazione, della comunicazione, dei media, dell’editoria, dell’arte e della cultura, federata alla Cisal, che, con oltre 1 milione e 400 mila iscritti, è la più importante organizzazione sindacale autonoma d’Italia, ha inviato l’altro ieri sera 7 Pec di protesta ai vertici dell’INPS lamentando, soprattutto, la mancanza assoluta di una preventiva, tempestiva e capillare informazione a ciascun giornalista pensionato, “quale sostituito d’imposta” su quanto stava realmente accadendo con i conteggi esatti del conguaglio fiscale trattenuto, “quale sostituto d’imposta”, dall’ente, senza conoscere il numero esatto delle eventuali rate da pagare a saldo, né se era prevista la possibilità di rateazione dell’eventuale debito.

Micaela Gelera, commissario straordinario dell’Inps

Un comportamento, quello dell’INPS, che molti colleghi hanno definito “surreale” e indegno di un Paese civile proprio perché è mancata del tutto una preventiva informazione e una dettagliata spiegazione sulla rata in pagamento da oggi 2 novembre, né se questo debito fiscale riguarda l’intera categoria dei giornalisti in pensione o solo una gran parte di essi.
Nel documento spedito, tra gli altri, al commissario straordinario dell’INPS, Micaela Gelera, al Direttore Generale dell’INPS, Vincenzo Caridi, e all’Ufficio Stampa, ho segnalato per conto della Figec Cisal di cui sono componente della Giunta Esecutiva e Fiduciario per il Lazio:
– che gran parte dei circa 10 mila giornalisti italiani e/o loro vedove o vedovi residenti in Italia hanno visto inaspettatamente decurtata in modo rilevante rispetto al passato la loro pensione INPS ex INPGI in pagamento dal 2 novembre 2023 senza alcuna preventiva e tempestiva comunicazione almeno un paio di mesi prima (cioè a settembre 2023) da parte dell’INPS e/o del Casellario Centrale delle pensioni, gestito dall’INPS;
– che nel cedolino della pensione INPS del 2 novembre 2023 risulta una maggiore trattenuta fiscale rispetto a quella riportata nel cedolino di ottobre 2023;
– che tale maggiore trattenuta fiscale rispetto al cedolino di ottobre 2023 dovrebbe costituire la prima di tre rate di identico importo;
– che dopo complicatissimi calcoli è emerso che la considerevole notevole differenza d’imposta IRPEF, conteggiata ora dall’INPS sulla pensione di novembre 2023 per gran parte dei giornalisti e variabile a seconda dei casi da pochi euro a circa 2 mila euro a testa probabilmente per 3 rate (come si spiegherà meglio appresso), sarebbe dovuta a tre principali fattori dei quali, però, i primi due sono sostanzialmente analoghi per quasi tutti i colleghi in pensione:
1) la cessata deduzione Casagit Salute S.m.s. con sede in Roma (pari al 3,5% sull’imponibile annuo della pensione) avvenuta, però, sin dal 1° gennaio 2023. Tale deduzione era stata, invece, applicata dall’’x INPGI 1 per oltre 40 anni sino al 30 giugno 2022 e dall’INPS fino al 31 dicembre 2022;
2) la rivalutazione delle pensioni nel 2023 (2,5%), che sin dai primi mesi del 2023 ha “gonfiato” il reddito da pensione dei giornalisti, mitigata in parte, però, dalla trattenuta del 6% (pari al 2% a gennaio, febbraio e marzo 2023 per effetto di un “prelievo forzoso” dell’1% per 6 mesi, deliberato nel giugno 2021 dal CdA INPGI e convalidato dal Ministero del Lavoro nel luglio 2022);
3) il conguaglio di aliquota fiscale dovuto dal cumulo dei redditi della pensione principale con eventuali pensioncine INPS, INPS 2 o INPGI 2 percepite durante l’anno sulla quale l’INPS aveva comunque applicato un’imposta IRPEF, ma con un’aliquota risultata tuttavia inferiore a quella dovuta in base all’entità complessiva dei redditi (ad esempio, il 43% per quelli oltre i 50 mila euro di imponibile);
– che complessivamente si è registrata in molti casi una differenza di imponibile di parecchie migliaia di euro che ha determinato una maggiore imposta mensile IRPEF rispetto a quella che nei primi 10 mesi del 2023 era stata inspiegabilmente calcolata in meno dall’INPS e dal Casellario Centrale delle Pensioni, che con colpevole ritardo l’hanno conteggiata solo ora;
– che in gran parte dei casi il debito non sarebbe stato ancora saldato e, anzi, le residue rate saranno quasi certamente saldate con la trattenuta di un analogo importo per IRPEF in più anche a dicembre sia nella 12ª rata mensile, sia nella tredicesima;
– che questo errore non può essere certamente mai addebitabile ai giornalisti in pensione, tutti in qualità di “sostituiti d’imposta”, ma ai sistemi informatici dell’INPS che, quale “sostituto d’imposta” avrebbe dovuto riallineare ben prima di novembre 2023 l’aliquota IRPEF effettivamente dovuta da ognuno quest’anno. Viceversa, l’INPS e il Casellario hanno operato una “spalmatura” dell’imposta IRPEF in misura insufficiente nei primi 10 mesi del 2023 richiedendo la differenza tutta assieme senza aver prima avvisato i giornalisti interessati ed aver avuto il loro preventivo consenso;
– che nel cedolino della pensione non si spiega in concreto alcunché in dettaglio sul perché di questo inatteso taglio della pensione stessa per effetto della maggiore trattenuta fiscale IRPEF rispetto a quella operata dall’INPS nei 10 mesi precedenti da gennaio ad ottobre 2023 anche su eventuali pensioni aggiuntive;
– che, quasi a voler “mascherare” il proprio errore e il grave ritardo con cui se ne è accorto, l’INPS in calce al cedolino di novembre 2023 ha riportato solo un quasi incomprensibile messaggio in perfetto stile burocratese in cui si legge: «Si comunica che il Casellario Centrale dei Pensionati ha provveduto a calcolare le ritenute fiscali per l’anno 2023, tenendo conto dei Suoi trattamenti pensionistici e delle detrazioni da Lei richieste. In attuazione a quanto disposto dall’art. 23, comma 3, del d.P.R. n. 600/1973 l’eventuale conguaglio a debito sarà recuperato a partire dalla rata di pensione in pagamento a novembre 2023 fino a dicembre 2023. Qualora il rateo di pensione mensile non sia sufficientemente capiente per il recupero integrale del suddetto conguaglio si procederà al recupero del residuo debito fino al definitivo saldo»;
– che tale differenza d’imposta IRPEF trattenuta il 2 novembre 2023 dovrebbe ammontare, quindi, complessivamente per tutti i giornalisti in pensione, compresi vedove e vedovi, a svariati milioni di euro. Di conseguenza non si tratta affatto di una “tempesta in un bicchier d’acqua”, come qualcuno ha erroneamente scritto pochi giorni fa, forse in fretta e in modo del tutto inappropriato nel titolo di un articolo online. Ma è, invece, una faccenda molto seria che incide in modo rilevante e inatteso sulle casse di molti giornalisti in pensione, cogliendoli di sorpresa;
– che, purtroppo, manca qualsiasi indicazione anche circa il numero delle eventuali ulteriori rate (almeno 2 o 3) di pensione in cui sarà ancora operata nel 2023 un’analoga trattenuta fiscale IRPEF;
– che non è stata neanche prevista una sospensione delle rate residue, né tantomeno una loro rateazione preventivamente concordata c on i giornalisti interessati;
– che ai colleghi che si sono rivolti ad “Inps Risponde”, è stato quasi sempre replicato in perfetto burocratese: “non possiamo dare spiegazioni perché la pratica (sic??!!) “non è correttamente identificata”;
– che ad altri colleghi è stato, invece, risposto: «Da verifiche effettuate, risulta che il maggior prelievo rilevato da alcuni giornalisti deriva da conguagli per Irpef non versata nel 2022 e 2023»;
– che, stranamente, a quanto è sinora emerso, la pesante quanto del tutto imprevista maggior trattenuta fiscale IRPEF sulla pensione INPS di novembre 2023 non riguarderebbe, come, invece, tutto lasciava supporre, l’anno 2022, né riguarderebbe la generalità dei giornalisti italiani residenti in Italia, ma solo una gran parte di essi, dando purtroppo così l’impressione che sia stata fatta quasi un’anomala selezione/cernita sui trattamenti di quiescenza priva di qualsiasi logica spiegazione e che merita, invece, una risposta capillare e dettagliata;
– che si ha, quindi, avuto la netta sensazione che sia avvenuto un vero e proprio “pasticcio” informatico. Ciò è supportato dal fatto che il conguaglio IRPEF non risulta generalizzato per tutti i giornalisti titolari di pensioni, ma solo per una gran parte di loro che risultano “bastonati”, mentre altri risulterebbero invece in regola. Ma questo sarebbe non solo gravemente discriminatorio, ma, carte alla mano, sembrerebbe addirittura impossibile;
– che le evasive risposte da parte dell’INPS, che quest’anno celebra i suoi 125 anni di attività, sembrerebbero paradossalmente anche contraddire del tutto quanto contenuto nel Piano di comunicazione 2023, approvato dal Commissario Straordinario INPS, dottoressa Micaela Gelera, con determinazione n. 11 del 12 luglio 2023 con accluso volumetto di 38 pagine “Insieme è tutta un’altra storia”, e quelli precedenti, come, ad esempio, quello del 2020, approvato dal CdA INPS con delibera n. 59 del 30 settembre 2020 con accluso volumetto di 33 pagine “Semplificare il presente per costruire il futuro”, visto che si prefiggevano, tra l’altro, di «consolidare la relazione di fiducia tra gli “utenti” e INPS, per assicurare la piena soddisfazione di tutti coloro che accedono ai servizi e alle prestazioni. In tale logica appare di particolare rilevanza il rivisitato ruolo della funzione comunicazione»;
– che per di più le risposte dell’INPS appaiono anche assolutamente burocratiche, incomplete, insufficienti e addirittura in aperta contraddizione con quanto costantemente ripetuto dall’INPS, cioé di voler prestare sempre la massima attenzione alla qualità del servizio e alla soddisfazione dei cittadini (vedere modulo reclamo utente INPS cod. MV01).

Giorgio Mulè

Ciò è stato, peraltro, ribadito dallo stesso Commissario straordinario INPS, Micaela Gelera, nella sua ampia Relazione annuale, intervenendo il 13 settembre 2023 nella Sala della Regina della Camera dei Deputati a Montecitorio, in occasione della presentazione del XXII Rapporto annuale dell’Istituto alla presenza, tra gli altri, del vicepresidente della Camera dei deputati, Giorgio Mulé, e del ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Elvira Calderone, e nel video del canale ufficiale INPS sulla Presentazione alla Camera dei Deputati del XXII Rapporto Annuale INPSricordando che «l’Istituto Nazionale della Previdenza Sociale, in più di un secolo di impegno al servizio dei cittadini, ha creato nuove modalità di comunicazione al fine di migliorare continuamente i servizi forniti, svolgendo una sempre più intensa attività di divulgazione. Una funzione nuova che deve essere costruita valorizzando quella che attualmente viene considerata come la materia prima più importante per qualsiasi attività: i dati. La disponibilità e il corretto uso dei dati sono oggi indispensabili per catalizzare una trasformazione significativa e innescare un continuo miglioramento della qualità dei servizi.

Marina Calderone

Un’efficace valorizzazione delle informazioni disponibili nella gestione dell’Istituto e di tutta la Pubblica Amministrazione costituisce uno dei nostri obiettivi prioritari. Un’efficiente gestione dei dati rappresenta la base per una Pubblica Amministrazione davvero al servizio del cittadino e delle imprese. Una Pubblica Amministrazione che, con soluzioni personalizzate, non impone mai adempimenti e oneri burocratici superflui, bensì si impegna a sostenere, aiutare e promuovere lo sviluppo economico e sociale di ciascun individuo e, di conseguenza, del Paese».
Ci si auspica quindi che l’INPS, quale “sostituto d’imposta”, faccia assoluta chiarezza e il prima possibile sulla complessa vicenda essendo inammissibile un simile scriteriato comportamento senza che tutti i giornalisti pensionati interessati in qualità di “sostituiti d’imposta” fossero stati compiutamente informati con largo anticipo di questa pesantissima e imprevista trattenuta fiscale IRPEF, nè in quante rate avrebbero dovuto saldarla, né se fosse possibile concedere una rateazione più lunga.
Se, infatti, risultasse vero che il Casellario Centrale dei Pensionati, che è gestito dall’INPS da più di 50 anni, ha provveduto a ricalcolare le ritenute fiscali per l’anno 2023, tenendo conto anche del cumulo di più trattamenti pensionistici di uno stesso giornalista pensionato e delle detrazioni da lui richieste, avrebbe dovuto necessariamente comunicarglielo almeno due mesi fa, dandogli così il tempo necessario per effettuare le necessarie verifiche, anziché metterlo di fronte al fatto compiuto con un pesante prelievo operato direttamente sul cedolino di pensione INPS del 2 novembre 2023 e/o di altre eventuali mensilità successive senza alcun suo preventivo benestare.

La sede dell’Inps a Roma

Ciò peraltro lede apertamente lo Statuto del contribuente (vedere artt. 10, 10 bis e 11 della legge n. 212 del 27 luglio 2000 e successive modificazioni e/o integrazioni, destando anche grave disagio e allarme nella nostra categoria e creando per di più ansia ed apprensione in persone anziane anche di età molto avanzata;
Va anche chiarito dall’INPS in modo assolutamente comprensibile a tutti per quale motivo, stranamente, molti giornalisti pensionati non debbano, invece, pagare alcuna differenza d’imposta IRPEF in più il 2 novembre 2023. Quale è la vera spiegazione di ciò non essendo assolutamente possibile creare “figli e figliastri”?
Il comportamento dell’INPS finisce sostanzialmente per scaricare gli errori di calcolo dei suoi sistemi informatici mal “tarati” sulle aliquote IRPEF e non aggiornati per 10 mesi sugli stessi pensionati, quali “sostituiti d’imposta” i quali non ne hanno, invece, alcuna responsabilità e che per difendersi da quello che ritengono una sorta di “sopruso/prevaricazione” si riservano di sollecitare nei confronti dell’INPS la presentazione di interrogazioni parlamentari ai Ministri del Lavoro e delle Politiche Sociali e del MEF – Economia e Finanze, nonché di rivolgersi alla Corte dei Conti, oltre che a promuovere una class action davanti alla magistratura tributaria, amministrativa od ordinaria e al Garante dei contribuenti, a tutela dei loro diritti ed interessi, perché “errare humanum est”, ma sempre entro limiti che non vanno, però, mai travalicati.
Si resta, quindi, in fiduciosa attesa di una sollecita risposta ai vari interrogativi che sono stati posti per poter addivenire ad una positiva e rapida conclusione della vicenda. (giornalistitalia.it)

Pierluigi Roesler Franz 

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