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L’oligopolio digitale che divora il giornalismo

Servono leggi immediate che tutelino i cittadini dall’abuso dell’intelligenza artificiale

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ROMA – Basta scorrere la classifica delle persone più ricche del mondo, per capire come il business dei social network, arricchito dall’Intelligenza artificiale (Ai), sia fonte di guadagni miliardari. I social macinano denaro in quantità in un sistema solo parzialmente regolamentato, dando vita a un oligopolio digitale che per autogenerarsi utilizza le infrastrutture create con i soldi dei contribuenti. Cittadini che da qualche mese sono costretti o a pagare delle quote di adesione alle piattaforme, oppure ad aprire le porte della propria privacy per poter continuare a far parte di quella che dovrebbe essere una società virtuale aperta, proprio perché “transita” sulle realizzate dallo Stato. E se tutto ciò avviene dopo anni di dibattiti sulla necessità di porre delle regole alla giungla dei network digitali e del commercio elettronico, cosa ci possiamo aspettare dal crescente sviluppo dell’Ai senza, al momento, leggi e regole che ne controllino lo sviluppo?
L’ultimo numero di Wired, il magazine su tecnologia, visioni, innovazione e futuro dedica uno speciale ad “Elon Musk e gli altri padroni del mondo”. Decine di pagine per comprendere chi ha in mano le redini del futuro, ovvero le chiavi di accesso all’Intelligenza artificiale.

Elon Musk

Fa rabbrividire il solo pensiero di un’esistenza fatta di algoritmi e robot che si sostituiscono all’uomo. Sarebbe un mondo di più semplice gestione e controllo, manovrato dai padroni degli algoritmi, come ad esempio quelli dediti alla diffusione delle fake news, che sostituiscono e annullano il ruolo del giornalismo.
L’informazione è uno dei baluardi della democrazia ed è anche, e soprattutto, il risultato di una professione in cui il copyright va fatto rispettare. La vertenza legale avviata dal News York Times nei confronti di uno dei giganti dell’Ai per la tutela del diritto d’autore è solo la punta dell’iceberg di un sistema in cui il frutto della produzione intelettuale non viene protetto, permettendo di sfamare gli algoritmi con la creatività umana senza pagare nulla.
La necessità di intervenire per governare a livello globale i modi e gli utilizzi delle tecnologie digitali è stata invocata da Papa Francesco nella sua lettera “Intelligenza artificiale e pace”, sottolineata nel documento finale del forum sull’Ai organizzato a Londra dal premier britannico, inserita negli indirizzi dell’Ai Act dell’Unione europea, sollecitata nelle parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, durante il messaggio di fine anno.
Servono leggi immediate a tutela dei cittadini, garantendo loro l’accesso alle fonti informative non generate dagli algoritmi. Va sostenuto il settore giornalistico sia con nuove norme, sia intervenendo con aiuti pubblici alle aziende editoriali che creano occupazione, mettendo in primo piano la dignità del lavoro rispetto all’impiego di sistemi generativi che copiano e incollano il prodotto dell’ingegno umano. L’evoluzione tecnologica va favorita, ma prima vanno regolamentati i settori che contribuiscono alla vita dei processi democratici. (giornalistitalia.it)

Andrea Bulgarelli

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