UDINE – “Intelligenza artificiale e giornalismo: le regole da rispettare e gli errori da non commettere nell’utilizzo dei chatbot tra etica e umanesimo digitale” è stato il tema al centro del corso di alta formazione per giornalisti e avvocati organizzato all’Università degli Studi di Udine dal sindacato Figec con l’Ordine dei giornalisti del Friuli Venezia Giulia.

Ad aprire i lavori è stato Renato D’Argenio, fiduciario Figec di Udine e referente per la formazione dell’Odg Friuli Venezia Giulia, il quale ha sottolineato la valenza di un’iniziativa che, mettendo assieme giornalisti e avvocati, ha reso possibile un qualificato approfondimento fondamentale per entrambe le categorie. Soddisfazione per l’iniziativa è stata espressa dall’assessore all’Innovazione digitale e servizi smart del Comune di Udine, Gea Arcella, che ha evidenziato la grande attenzione dell’amministrazione friulana sui temi di grande attualità oggetto della discussione.

Lorenzo Del Boca, presidente della Figec, ha ricordato che «l’Intelligenza Artificiale è ancora considerata un problema di là da venire: come se ci fosse del tempo per prepararsi alla rivoluzione che propone. In realtà la IA è già fra noi e gli effetti rischiano di arrivare in una società impreparata ad accoglierli. L’impatto riguarda il sociale e la morale. Se l’Intelligenza Artificiale è nelle condizioni di proporre macchine che arano, seminano, raccolgono i frutti, li distribuiscono e li vendono, tutti quelli che lavoravano nel settore agricolo cosa faranno? E, analogamente, gli operai, i taxisti, gli insegnanti, gli artigiani.

Significa che la società deve rimodellarsi ma a chi tocca occuparsi di queste trasformazioni? Poi, se la IA può fare tutto: è possibile – ha osservato Del Boca – che il tutto venga accettato senza regole? Per esempio: possiamo immaginare un trapianto del cervello?».
Carlo Parisi, segretario generale della Figec e direttore di Giornalisti Italia, ha espresso «grande soddisfazione per l’elevato livello dell’iniziativa che ha consentito ai numerosi partecipanti al corso di avere un quadro chiarissimo sullo stato dell’arte dell’Intelligenza Artificiale, non solo sotto l’aspetto normativo, ma anche e in maniera facilmente comprensibile da quello pratico.

Parisi ha evidenziato che «sul tema dell’IA, d’intesa con il presidente Del Boca, proprio da questa regione ha avuto inizio il percorso che ha visto la Figec protagonista attiva delle iniziative promosse da mons. Ettore Malnati e Andrea Bulgarelli che, con la Studium Fidei, hanno dato vita alla Carta di Trieste sull’Intelligenza Artificiale.

Un documento che mette in guardia sul confine sempre più labile tra informazione professionale di qualità e disinformazione spesso veicolata attraverso le fake news. Un problema – ha ricordato il segretario della Figec – che affonda le radici ad almeno una cinquantina di anni fa, quando l’uomo ha cercato di umanizzare il computer. Ovvero ha iniziato a creare intelligenza artificiale totalmente priva di morale. E l’intelligenza senza morale finirà per distruggerci. Anzi, in parte l’ha già fatto».
«L’Intelligenza Artificiale – ha sottolineato Parisi – è, infatti, uno strumento potente, ma privo di capacità creative e critiche proprie del giornalista. In più opera in una Rete nelle mani di pochi grandi operatori globali – il cosiddetto Gafam (Google, Apple, Facebook, Amazon, Microsoft) – che governano l’indicizzazione e la circolazione delle notizie attraverso la dittatura dell’algoritmo.

Una condizione che spiana la strada al pensiero unico e impone al giornalismo di recuperare la propria funzione originaria: mettere al centro l’uomo e tornare a consumare le suole delle scarpe, ovvero interpretare concretamente la realtà e restituirla con senso critico garantendo un’informazione professionale di qualità».

Mons. Ettore Malnati, presidente della Studium Fidei, nel ricordare che «Papa Leone ha presentato la sua prima enciclica Magnifica Humanitas dove affronta la grandezza della persona umana davanti alle promesse dell’Intelligenza artificiale (IA)», ha evidenziato che «il Pontefice pone al centro del pensato e dell’agire antropologico la persona, sia nel progettare che nell’accompagnamento etico di ogni progresso scientifico» citando Paolo VI che nel discorso del ’70 alla FAO, sosteneva che «i progressi scientifici e le prodezze tecniche…ed economiche…se non sono congiunte ad un autentico progresso sociale e morale, si rivolgono in definitiva contro l’uomo».
«È in questa linea – ha precisato mons. Malnati – che Papa Leone affronta l’ IA e, pur ritenendola un aiuto prezioso, avverte che richiede attenzione responsabilità dell’umano, trasparenza e governo al fine di essere un efficace aiuto all’intelligenza della persona umana e alla vita sociale.

L’obiettivo deve essere, infatti, la tutela, lo sviluppo e la promozione di “tutto l’uomo e di ogni uomo” superando la mera efficienza estetica o produttiva, ma dando valore ad ogni persona e vera tutela alla Casa Comune, evitando lo “scarto” e lo sfruttamento arbitrario delle risorse». Papa Leone chiede di disarmare l’IA, facendo in modo che essa non domini l’umano e sia invece a tutela dell’ecologia e non dello sfruttamento del pianeta.
«Questo documento – ha concluso mons. Malnati – è ciò che la Carta di Trieste sull’IA (maggio 2024) ha auspicato, affinché chi ha il dovere di tutelare la persona umana e la Casa Comune sappia “garantire” questa preziosa risorsa nella linea di un superamento, come afferma la Magnifica Humanitas, del trans-umanesimo e del cosiddetto post-umanesimo (nn.115-117) affinché sia sempre la persona nella sua integrità a pensare ed operare nella specificità antropologica del sensibile, dell’etico e dell’affettivo».

Andrea Bulgarelli, coordinatore Figec per il Friuli Venezia Giulia e della Carta di Trieste sull’IA, ha ricordato che «l’Intelligenza Artificiale ha raggiunto prestazioni quasi umane, ma i meccanismi che la governano rimangono ancora poco chiari. Molti si mostrano preoccupati nel notare che non si comprendono le modalità di funzionamento delle creazioni dell’IA: la sfida scientifica è quella di afferrare i meccanismi che guidano le decisioni».
L’intelligenza artificiale, basandosi sulla diffusione delle informazioni piuttosto che sulla loro affidabilità, rischia di favorire la propagazione di fake news e contenuti falsi a causa di un uso improprio della tecnologia. «Il governo italiano, con le disposizioni del 10 giugno 2026, promuove un’IA antropocentrica – ha ricordato Bulgarelli – che tuteli i diritti fondamentali e la responsabilità umana.

In ambito giornalistico, ciò richiede un uso etico e complementare della tecnologia, sostenuto dalla formazione continua e dalla collaborazione tra esperti per garantire integrità e accuratezza nell’informazione. L’integrazione responsabile dell’IA nel giornalismo deve mirare a migliorarne qualità ed efficienza preservando la profondità umana; ciò richiede un impegno costante nella formazione e un’analisi critica degli impatti etici e sociali delle nuove tecnologie».

L’avv. Michele Grisafi, dal canto suo, ha spiegato che l’IA può cambiare il modo di produrre informazione, ma non sposta la responsabilità: resta sempre in capo al giornalista. Il quadro normativo si articola su quattro livelli: AI Act europeo, legge italiana 132/2025, GDPR/Codice privacy e Codice deontologico.
Sul piano della responsabilità sono stati individuati tre oneri: verificare ogni output dell’IA presso fonti primarie, scegliere consapevolmente strumenti e compiti da delegare, dichiarare l’uso dell’IA quando significativo.
«Sul piano della privacy – ha sottolineato Grisafi – inserire dati in un chatbot significa trasmetterli a terzi: l’identità delle fonti riservate non va mai digitata in strumenti di IA online, e per i documenti sensibili cancellare il nome non basta a renderli anonimi. La relazione si è chiusa con un decalogo operativo e l’invito a considerare queste regole non come un freno, ma quale valore distintivo del giornalismo rispetto alla macchina».
Paolo Merzek, commercialista e formatore specializzato in Intelligenza Artificiale, nel suo intervento ha evidenziato un concetto chiave: strumenti come ChatGPT, Claude e Gemini non sostituiscono il giornalista, ma ne amplificano le capacità professionali.

Attraverso esempi pratici e dimostrazioni operative, ha mostrato come utilizzare l’Intelligenza Artificiale per trasformare lanci d’agenzia, interviste e appunti in bozze di articoli, mantenendo sempre centrale il ruolo del giornalista nel controllo delle fonti, nelle attribuzioni e nei processi di verifica delle informazioni. Merzek ha sottolineato come «la vera differenza non risieda nello strumento utilizzato, ma nel metodo con cui viene impiegato. Imparare a utilizzare l’Ia con un approccio strutturato e adattare gli strumenti alle proprie esigenze professionali rappresenta, infatti, il passaggio decisivo per trasformare una tecnologia potente in un reale supporto al lavoro giornalistico».
L’avv. Massimo Borgobello ha, infine, rilevato che «il diritto d’autore è stato riformato da poco, ma rimane la grande incognita della sua tutela risulta concretamente ingestibile, almeno per i giornalisti. Se un pezzo viene pagato 5 euro, chi farà mai causa per ottenere il risarcimento di una riproduzione illecita?

Lo stesso vale per la black box AI: mentre gli editori possono trattare direttamente con le piattaforme, il singolo autore si trova sostanzialmente sfornito di tutela. Negli Usa si stanno registrando casi di class action a tutela della categoria, ma in Italia – ha concluso Borgobello – questa procedura non è prevista. Si tratta, quindi, di un diritto difficilmente tutelabile in concreto per il singolo». (giornalistitalia.it)
